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Il Menestrello errante

Posted by admin on Lug 26, 2011 in Racconti

http://www.booksprintedizioni.it/libroDett.asp?id=450

Vi rimando solo a questo link. So che ben pochi passano da questa pagina, ma se fate un salto (e aiutate una povera scrittricein difficoltà) ve ne sarò parecchio grata. Buona lettura e buona estate a tutti. Ci si rilegge a settembre

 
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La coscienza di Zeno

Posted by admin on Mag 31, 2011 in Romanzi

Titolo: La coscienza di Zeno

Autore: Italo Svevo

Edizione: Mondadori

Di ritorno da un lungo a sfiancante viaggio. Si lavorava in cantiere di giorno, si lavorava di grafica e articoli la sera, poco prima di dormire si leggevano un paio di pagine.

Nelle ultime campagne di scavo nell’”Isola della bellezza” ho scoperto che l’isolamento del luogo e le praticamente nulle distrazioni (se si esclude il pastis che non mi piace o un bicchiere di Cap Corse alla sera) favoriscono notevolmente la lettura di libri altrimenti non affrontabili. L’anno scorso ho superato le barriere mentali con Steinbeck, perdendomi nella sua cruda capacità descrittiva: questa volta mi sono dedicata ad una notevole lacuna nella mia cultura letteraria. Svevo, per odio pregresso passatomi dalla scuola, era da sempre nella lista nera delle “persone-che-proprio-non-ti-va-di-conoscere”.

La scelta è caduta anche per il recente giretto a Trieste: respirare letteratura e vedere le statue bronzee dei grandi scrittori del Novecento mi ha fatto decidere e Svevo è diventato il libro dello scavo.

Un giorno capirò che i pregiudizi non giovano davvero a nessuno e che per anni mi sono negata un vero capolavoro (ora che anch’io avallo il giudizio di illustri critici e di decenni di letteratura possiamo tutti dormire tranquilli). “Dracula” mi aveva già da tempo fatto apprezzare il genere del diario; “Zeno” mi ha fatto precipitare nelle nevrosi e nel tedio di vivere con un’empatia sconvolgente. Ogni tanto mi veniva voglia di entrare davvero nelle pagine, prendere per le spalle il protagonista, scuoterlo e gridargli di smetterla di essere così indeciso, infelice e disturbato. Prendi una decisione, vivi la tua vita che sei una persona mediamente fortunata! Quando delle parole stampate fanno questo effetto allora hai trovato un nuovo amico.

Mi ha anche regalato una piccola soddisfazione personale: in “storia del mio matrimonio” si vede Zeno Cosini chiedere la mano di tutte le sorelle di una stessa famiglia pur di accasarsi (non vi dirò con chi si sposa, tanto è sempre il maggiordomo l’assassino!). Ho ricordato una scena parodiata di “Un marito in collegio”, romanzo di produzione minore di Guareschi. Ritrovare e capire, a distanza di anni questi riferimenti e creare una nuova connessione nella propria mappa letteraria… signori l’ego si innalza, ci si sente un pelino meno ignoranti.

 
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Amor di Corsica

Posted by admin on Mag 3, 2011 in Varie

TITOLO: Amor di Corsica. Viaggi di terra, di mare e di memoria

AUTORE: Stefano Tomassini

EDIZIONE ITALIANA: Feltrinelli

Non sono tipa da guide. Nonostante sia cronicamente, ossessivamente e compulsivamente attenta all’ordine in ogni aspetto della mia vita pratica (e sottolineo “pratica) dai cassetti alle cartelle del pc, sono una viaggiatrice confusionaria. Non preparo itinerari, non leggo atlanti, atlantini e guide touring e prenoto o faccio prenotare tipo due giorni prima della partenza, possibilmente in periodo di piena tipo Pasqua o ferragosto. Se per sbaglio curioso su wikipedia, dimentico tutto nel giro di pochi minuti.Informarsi prima di partire è

limitante: è come dover seguire le caselle del gioco dell’oca, sai di doverti fermare in punti precisi e rischi di perderti le scoperte casuali che possono farti meglio apprezzare lo spirito di un posto. Magari mi perdo il museo tal-dei-tali o non so in che anno è stata eretta la statua di Vattelapesca in Piazza Non- so-dove, ma di sicuro becco i locali che fanno jazz e mojito a poco prezzo (Edimburgo ha insegnato molto in questo senso e mia madre adesso jazz non lo ascolta più).

Le edizioni Feltrinelli Traveller sono la mia ancora di salvezza. Non sono guide turistiche, ma nemmeno romanzi che possono fuorivarti sull’effettiva realtà di un posto. Sono reportage, diari di viaggio di ottocentesca memoria. E’ difficile che mi faccia sfuggire qualcosa appartenente al magico mondo della “letteratura di viaggio”. Dopo un paio di puntate in Corsica e in vista della prossima ormai dietro l’angolo, questo volumetto mi è sembrato adatto per entrare in atmosfera.

Chi scrive è un giornalista: anche non l’avesse dichiarato a chiare lettere, si sarebbe dedotto dalla scrittura precisa e puntuale, dalle corrette citazioni in lingua corsa e dall’attenzione per l’aspetto etnografico. Chi scrive è anche una persona innamorata dell’isola: non l’avesse affermato a gran voce, sarebbe risultato evidente dalla passione e dal brio con cui descrive ogni golfo, vino e sasso della Corsica. Guardare questa terra attraverso i suoi occhi è come vederla davvero per la prima volta. Mi sembra quasi di non esserci mai stata, di non aver davvero guardato perchè molte sue pagine sono state una rivelazione, un continuo dispiegarsi di una mappa profumata e colorata. Mi sono chiesta “dove sono effettivamente stata? Cosa ho davvero capito del posto in cui lavoro e di cui sto anche scrivendo? “cosa stavo pensando, prima di perdermi a guardare?” (l’ultima domanda non è mia, non sono così poetica. L’ha detto un portoghese famoso…). I buoni propositi sono quelli di cercare di vedere la Corsica di Tomassini, questa volta. Chissà, magari di vedere anche la mia, di Corsica.

P.S. Tanto per la cronoca, non ho ancora preparato le valigie, non chiedetelo! Sono una viaggiatrice confusionaria.

 
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L’incantatrice di Firenze

Posted by admin on Apr 11, 2011 in Romanzi

TITOLO: L’incantatrice di Firenze

Titolo originale: The enchantress of Florence

AUTORE: Salaman Rushdie

EDIZIONE ITALIANA: Mondadori

Ogni tanto ci si fa tentare dalla marca o dalla griffa. A volte un abito, una borsa, un paio di scarpe si comprano più per il nome che non per l’effettiva bellezza del capo (non so se avete presente Rocco Barocco… tanto per fare un esempio).

In un libro la griffa è rappresentata dal nome sul frontespizio: Rushdie è una marca che va di moda. Devi dimostrare di aver letto almeno uno o due delle sue opere, saperne parlare con aria vagamente blasè, e mai, dico mai, azzardarti a dire che non ti ha entusiasmato (la parola “non-mi-piace” non deve nemmeno attraversarvi il cervello, fate attenzione!).

Mi sono fatta tentare da una marca che a pelle non mi entusiasmava. Sono partita con l’idea di leggere “I versetti satanici”, ma le potenti risorse della biblioteca civica di Padova non mi hanno aiutata. Ho ripiegato su quest’opera “minore” che però aveva la parola “incantatrice” nel titolo e che, secondo il mio algoritmo Google, dà in genere buoni riscontri.

Non impiego mai più di due settimane per un romanzo. Lo stesso Ulisse di Joyce è stato letto in 12 giorni (ma era una scommessa con la mia professoressa di italiano). Restare ferma su questo tomo per quasi un mese mi ha annichilita. Certo, avevo/ ho una miriade di impegni, ma la sera, tornando a casa, non ero invogliata a mettermi in poltrona e portare avanti la lettura.

Non lo boccio in toto sia chiaro: gli accenni vagamente boiardeschi e di chanson de geste non sono caduti nel nulla, anzi la mia parte di anima medievaleggiante si è sollazzata parecchio. Però l’insieme non è stato incisivo. Come altri autori della stessa area geografica (che non cito per non scadere ancora di più. Ricordiamo sempre che la parola “non-mi-piace” non si può applicare qui.) non ha lasciato firme nel registro visitatori. Non avrò il cervello tarato per questo tipo di narrazione. La lentezza dispersiva mi crea un’assenza di onde cerebrali preoccupante.

Che fare? Dare un’altra possibilità al marchio? Qualcuno consiglia un titolo che non mi deluda?

 
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I sette peccati capitali e le sette virtù capitali

Posted by admin on Feb 15, 2011 in Racconti

TITOLO: I sette peccati capitali e le sette virtù capitali

Titolo originale: I sette peccati capitali e le sette virtù capitali

AUTORE: Giorgio Scerbanenco

EDIZIONE ITALIANA: Garzanti

Nella popolare e amata serie televisiva “Fringe”, uno dei protagonisti, il dottor Walter Bishop, in un episodio della seconda serie afferma che il cervello è il più potente computer che esista.

Forse non ci voleva proprio un fisico con un Q.I. di 200 per arrivare a questa conclusione: tutto questo perché pensavo ai sistemi che ci permettono di scegliere un libro sugli scaffali di librerie, biblioteche o bancarelle dell’usato. So di molte tecniche: mia madre, ad esempio, legge le prime dieci righe della prima pagina e da lì stabilisce se il tomo ha probabilità di essere adottato o meno.

C’è chi è affezionato ad un determinato range di autori e va a colpo (quasi) sicuro. Altri sono meno selettivi e vanno direttamente al “genere”, questa parola così vaga che racchiude mondi inaspettati: dal romanzo rosa, ai gialli, alla letteratura di viaggio, al fantasy ecc. e si passa dal capolavoro al romanzo da sala d’aspetto di Malpensa.

Sono eclettica nella scelta del sistema. Ho i miei autori preferiti, i miei generi però per le scelte ex novo ho due stratagemmi: uno estetico- cromatico, l’altro stile algoritmo-google. Il primo criterio si basa sulla copertina. Ammetto che per me resistere ad un volume delle edizioni Neri Pozza è come mettermi davanti ad una ciotola piena di caramelle gommose e dirmi di non toccare. Hanno quella copertina di cartone ruvida al tatto, i colori come un quadro impressionista…ovviamente sto parlando dei libri, non delle caramelle.

Il secondo criterio, un pochino più ragionato, funziona come la stringa di ricerca di Google. Ho una serie di parole chiave che fanno scattare immediatamente la mia attenzione. Se si mette nella mia stringa (gli occhi) la seguente serie di parole “cucina, spezie, cibo, peccato (e affini), nomi di luoghi geografici, diavolo” mi escono immediatamente riscontri.

Non è un sistema infallibile: ormai “cucina” “spezie” ecc. sono proprio inflazionati e questa volta anche la parola “peccato” ha miseramente fallito.

Doveva arrivare un libro ad interrompere le felici scelte degli ultimi mesi. Scerbanenco, di cui non sapevo l’esistenza e meno che mai avevo letto qualcosa, mi ha ingannato col titolo abbastanza sfizioso. Il fatto che da scrittore di rosa fosse poi passato al noir (salto cromatico non indifferente tra l’altro) avrebbe dovuto mettermi sul chi vive. Se schiacci il pulsante “oggi mi sento fortunato” devi prendere quello che esce.

Si articola in una serie di racconti, ciascuno incentrato su un peccato o una virtù. Si stigmatizzano i comportamenti umani, come Orazio faceva nelle Satire.

I primi testi sono leggibili a fatica: statici, personaggi piatti… ho persino dubitato di arrivare alla tanto attesa pagina 100, boa e scoglio di ogni lettore e scrittore. Andando avanti qualcosa si riprende: L’invidia è apprezzabile, la torbida storia di gelosia al femminile, L’amore fraterno può far tenerezza, ma nulla di più.

Forse è perché non è contemporaneo. In 30-40 anni i gusti letterari cambiano in maniera vertiginosa: adesso ci serve qualcosa di più d’impatto, siamo cinicamente abituati a quasi tutto. La notizia di due gemelle uccise dal padre non ci fa nemmeno più girare dai fornelli, figuriamoci se la storia di una ex squillo che cerca di ricostruire la propria onestà può commuoverci. Questi peccati capitali sono vizietti, colpe davvero risibili. Alle virtù non crediamo nemmeno più.

Può tornare sullo scaffale della biblioteca. Questo tomo non verrà adottato.

Che criteri usate voi per la scelta di un libro?

 
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Shakespeare scriveva per soldi

Posted by admin on Feb 5, 2011 in Varie

TITOLO: Shakespeare scriveva per soldi

Titolo originale: Shakespeare wrote for money

AUTORE: Nick Hornby

EDIZIONE ITALIANA: Guanda

Lavori domestici del sabato mattina sbrigati ballando per casa con i Negrita sparati al massimo volume: ora posso mettermi con una musica pop più soft (da Natalie Imbruglia a Sheryl Crow ai The Corrs, non disdegnando un passaggio per i Matia Bazar) a scrivere con calma del mio ultimo piatto letterario.

Non so se sono particolarmente fortunata in questo periodo, o se congiunzioni astrali e recenti rivolgimenti di vita mi portano ad essere in buona disposizione di spirito, fatto sta che questo è il terzo libro di fila che azzecco. Nel senso che mi è piaciuto. Forse il 2011 è semplicemente un anno fortunato, chissà?

Questa volta mi sono allontanata, per poco credo, dal genere del romanzo strictu senso, per tuffarmi nella metaletteratura: parola altisonante per dire che questo lavoro di Hornby è una raccolta delle sue recensioni letterarie pubblicate tra agosto 2006 e settembre 2008 per la rivista Believer. Un libro che racconta di libri, un po’ come le portate di Trimalcione con i tacchini ripieni di quaglia o altri volatili simili.

Quando un uomo riesce a farti ridere, una delle caratteristiche fondamentali perché un rapporto vada a buon fine è soddisfatta. Questo è amore, signori. Non mi capitava da un bel po’ di dovermi fermare dalla lettura per farmi una sana risata sulle fulminanti, talvolta irrispettose e pungenti battute sui libri da lui nevroticamente sbocconcellati.

Insieme alla risata un uomo deve anche saperti stimolare intellettualmente. In questo caso mi sono sentita molto, molto piccola perché, di tutti i libri da lui citati, ne avrò letti forse 4 o 5 a voler essere generosi. Non è una scusante che sia tutta letteratura anglo- americana, però probabilmente Hornby non ha mai aperto Guareschi o la Mastrocola (il primo ancora un’icona della nostra letteratura, la seconda per me è la Pennac italiana, ma son gusti). Di sicuro mi ha messo curiosità su un sacco di titoli che andranno ad alimentare la mia lista di futuri acquisti. Chi l’ha vista in camera mia sa che è già abbastanza nutrita anche senza spuntini fuori pasto. Il mio portafoglio, al contrario, soffre di anoressia. Quindi l’invidia è scattata ai massimi livelli vedendo quanti volumi l’autore può permettersi di comprare nel giro di un mese.

Ok, è il suo lavoro: ho trovato cosa voglio fare da grande.

Altra caratteristica è che l’uomo ti coinvolga, almeno in parte, nella sua vita. La rubrica di Hornby doveva essere particolarmente apprezzata proprio per i brevi squarci della sua vita che fanno capolino tra Mc Carthy e Robert Harris: dal matrimonio alle partite dell’Arsenal, Nick, e non solo la sua penna di recensore, si fanno strada con molta discrezione senza assolutamente distogliere l’attenzione dall’argomento principale, ma consentendo una piacevole e ironica boccata d’aria tra i tanti capolavori.

Il mio consiglio: non leggete di scrittori che pensano ai posteri. Quelle sono persone serie e i loro libri, se li leggeste adesso, li banalizzereste. E poi a loro i soldi non interessano. È gente superiore

P.S. so che non può suscitare interesse come Saramago però commenti e impressioni (anche sulla recensione se non avete letto il libro. Fatemi essere egocentrica) sono graditi.

 
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Il Vangelo secondo Gesù Cristo

Posted by admin on Gen 29, 2011 in Romanzi

TITOLO: Il Vangelo secondo Gesù Cristo

Titolo originale: Evangelho segundo Jesus Cristo

AUTORE: Josè Saramago

EDIZIONE ITALIANA: Universale economica Feltrinelli

Le vicende qui narrate non hanno bisogno di una sintetica trama. Sono state ampiamente dibattute e riviste nel corso di più di 2000 anni di storia. Se non avete ancora letto il più longevo e famoso best- seller della storia… bhè allora probabilmente non vi interesseranno nemmeno le righe successive.

Aprendo questo volume mi risuonavano in testa alcune frasi sul genere: “No, dai ma proprio Saramago che ce l’ha a morte con la Chiesa e il Cristanesimo?” Ammetto candidamente che prima del Nobel e della morte di questo scrittore non avevo la più pallida idea di chi fosse. La mia reticenza verso gli autori di lingua ispanica (o simili) mi aveva sempre precluso la conoscenza delle sue opere.

Andando in biblioteca ho quindi preso il volume con il titolo più, non dico sovversivo, ma quanto meno più adatto a far rizzare capelli (e non solo) dei signori in toga nera e rossa che vivono all’ombra di un grande colonnato progettato da tal signor Bernini. Mi sono messa comoda in poltrona aspettandomi una chiara e precisa demistificazione di miracoli, immacolate concezioni, concetti di divinità ecc a colpi di ferrea logica e razionalità.

Sono rimasta catturata dall’estrema umanità (e leggasi come visione di persone umane e non divine o sante) dei personaggi. Giuseppe è un falegname nemmeno tanto bravo nel suo lavoro; Maria è una cardatrice di lana senza particolari meriti spirituali e nemmeno intellettuali a volerla dire tutta. Gesù è un ragazzo/ uomo complessato, tormentato e costantemente malinconico; i suoi fratelli e sorelle sono comuni abitanti della Nazaret del I sec. a.C. Un po’ come dire tanti Mario Rossi.

Non c’è negazione della dimensione divina. Dio, il Diavolo (o Pastore come ama farsi chiamare) sono presenti, agiscono sul territorio e guidano la vita di Gesù, effettivo figlio di Dio, per giochi di controllo e potere. I miracoli sono effettivamente compiuti grazie all’azione di Dio, ma Gesù è solo una marionetta, una vittima non consenziente e divorata dal senso di colpa per tutto quello che il suo predicare porterà nei secoli. Martiri, Inquisizione, Crociate, tutti questi orrori sono costantemente davanti ai suoi occhi, fino all’ultimo proverà ad evitarli… ma non cade foglia che Dio/ il Diavolo non voglia, giusto?

Ora, sia chiaro che non pretendo di aver capito chissà cosa della visione e del pensiero dell’autore soltanto da quest’opera. Probabilmente il mio Q.I. non può nemmeno avvicinarsi alla questione. Comunque questa recensione è diretta espressamente ad un mio amico che spero passi di qui e ne voglia discutere con me al prossimo incontro. Qualunque altro intervento è, come sempre, gradito.

Se incontrassimo il Diavolo e lui ci permettesse di aprirlo, forse avremmo la sorpresa di veder balzare fuori Dio.

 
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Il castello dei Pirenei

Posted by admin on Gen 12, 2011 in Romanzi

TITOLO: Il castello dei Pirenei

Titolo originale: Slottet i Pyreneene

AUTORE: Jostein Gaarder

EDIZIONE ITALIANA: Longanesi

Solrun e Steinn erano una coppia inseparabile: i primi anni Settanta li hanno visti fidanzati, amanti, amici, compagni di avventure… sempre insieme, sempre condividendo tutto, sempre con una profonda sensazione di stupore nei confronti della vita e di gioia per il miracolo dell’esistenza.

Poi, un evento “misterioso” li separa. Per trent’anni non sanno niente l’uno dell’altra, si sposano e hanno figli, ma una parte della loro mente è ancora cristallizzata nel ricordo dell’amore passato.

Il Caso o un preciso Disegno li porta a rincontrarsi, proprio nello stesso luogo dove si erano detti addio, una generazione prima.

Da qui parte una corrispondenza via e-mail fitta e intensa, sia di parole che di sentimenti. Si contrappongono le due voci: da una parte lui, ateo e razionale climatologo, dall’altra lei, umanista con forte propensione alla fede e all’occulto. In queste lettere ripercorrono i fatti salienti della loro storia d’amore, analizzano quello che l’ha portata alla fine, si scontrano con le loro così diverse visioni della vita e della morte.

Per quanto io ami leggere, per quanti libri macini in un anno, sono ben pochi quelli che riescono a toccarmi così profondamente, al limite della sindrome di Stendhal.

Gaarder, con questo intensissimo romanzo dai toni quasi lirici, ci è riuscito. Come sempre ha una prosa molto limpida e scorrevole, poetica, ma non ampollosa o pesante. Mi viene sempre da pensare che gli scrittori dei paesi scandinavi (per quanto in pratica non li conosca) abbiano imparato a rendere le loro idee con la semplicità e la purezza che viene istintivo associare ai ghiacciai e ai fiordi. O forse dipende solo dalla formazione filosofica dello scrittore, questo non lo so.

So però che è raro trovare una storia d’amore così intensa che trapela anche dai toni sommessi con cui a volte viene dipinta.

Sono rimasta davvero colpita dal finale; l’ho riletto due volte per essere sicura di aver capito. Una conclusione che riaccorda le voci dei due protagonisti, che spiega tutto, ma che in realtà ti lascia con un profondo senso di vuoto e desolazione.

Bastava così. Cos’altro si può dire da anima ad anima?

 
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Sex and the city

Posted by admin on Gen 8, 2011 in Romanzi

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TITOLO: Sex and the city

Titolo originale: Sex and the city

AUTORE: Candace Bushnell

EDIZIONE ITALIANA: Oscar Mondadori

Se non tutti, almeno una buona parte della popolazione ha avuto occasione di vedere qualche puntata della famosa serie televisiva ambientata a New York: Carrie, Samatha, Miranda e Charlotte, quattro donne affascinanti e di successo vivono una serie di storie bollenti, raccontate dalla voce narrante impersonata da Carrie.

Perfetto: dimenticatevi della serie TV. Prendete i personaggi, cestinateli e rimpiazzateli con delle virago del sesso, delle tossicomani ubriacone che prendono le distanze da ogni tipo di rapporto che possa, anche solo alla lontana, far provare dei sentimenti.

Aggiungete situazioni tra lo scabroso e il piccante, sfiorate giusto per caso il volgare e il cattivo gusto e ridete di alcuni vezzi del jet set newyorkese.

Inquietatevi, perché sono tutti pezzi apparsi sul New York Observer e che rispecchiano, spero solo in parte, la realtà.

Correvano gli anni ’90: all’epoca ero troppo piccola per capire il significato della serie TV e del libro ho solo recentemente scoperto l’esistenza: la mia è stata curiosità. In genere, se un film/ telefilm mi prendono, è difficile che io non apprezzi l’opera cartacea dal quale sono stati tratti.

Se tanto il telefilm mi fa ridere, mi fa sognare sulle scarpe e aggiunge quel tocco di cinismo- chic alle mie idee… bhè il libro mi ha davvero inquietato. Davvero è così la “società sentimentale” della New York che conta? Oppure era solo il decennio che rendeva gli uomini così materialisti e le donne così desolantemente testosteroniche?

Non saprei… per fortuna è cambiato il decennio e per fortuna non vivo a New York. Penso che mi limiterò alla serie televisiva, con buona pace della stiracchiata penna dell’autrice.

 
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Jurassic Park

Posted by admin on Ott 4, 2010 in Romanzi

TITOLO: Jurassic Park

Titolo originale: Jurassic Park

AUTORE: Michael Crichton

Al largo della Costa Rica c’è un’isola: Isla Nublar. Deve il suo nome al fatto di essere costantemente avvolta dalle nebbie.

Dietro questa spessa cortina di nubi e umidità, alcuni scienziati, finanziati e pungolati dal visionario John Hammond, stanno giocando con DNA vecchio di milioni di anni. Lo scopo è creare un parco naturale a tema dove i visitatori di tutto il mondo potranno ammirare gli animali più studiati e commercializzati della storia: i dinosauri.

I primi visitatori, paleontologi e scienziati, invitati per avallare e appoggiare questo progetto, si renderanno presto conto che la natura giurassica non è facilmente controllabile e assoggettabile alle leggi del nostro millennio.

Difficile scrivere una trama sintetica: in primo luogo, perché più o meno tutti hanno visto il film (quindi le prime righe le avrete saltate a piè pari). Secondariamente perché, essendo un thriller, una volta scritta la parola “dinosauro” è morta la sorpresa delle prime sessanta pagine.

A parte piccoli arrangiamenti dovuti ad esigenze di copione (ad esempio un Alan Grant che adora i bambini!), il film segue piuttosto bene il plot narrativo. Forse perché ho visto il film tante e tante volte, il libro mi ha trasmesso meno. Quando vedi sullo schermo un t- rex che corre dietro ad una macchina o dei velociraptor che aggrediscono nell’erba, diciamo che rileggerlo sulla carta non ti genera la stessa ansia e suspance.

Anche i bambini, che nel film si comportano come persone normalmente terrorizzate, nel libro sono quasi piccoli androidi che rimangono piuttosto compassati anche dopo che il t-rex ha cercato di divorarli.

Carino, in definitiva: letteratura da “sotto- l’-ombrellone”.

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