Posted by admin on Apr 30, 2009 in
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Questa settimana, approfittando di tempi morti, mi sono dedicata alla lettura di due romanzi: uno Le scarpe rosse (di cui trovate la recensione), l’altro Leoni alla Lamb House di Yoder Jr. Il primo è un romanzo piacevole, frizzante e abbastanza conosciuto dal grande pubblico. Il secondo è passabilmente ironico, semi-sconosciuto ai più, ma insignito del prestigioso premio Pulitzer.
Ora, non avendo la presunzione di essere un critico letterario o anche solo un lettore di medio talento, mi sono chiesta che cosa determini la linea che divide i “romanzi da cassetta” da quelli da consegnare ai posteri come i più alti esempi della nostra moderna letteratura.
Evidentemente non è la popolarità: non me ne vogliano gli appassionati, ma la saga di Twilight è stata ed è tuttora in testa alle classifiche, ma mai a nessun critico equilibrato verrebbe in mente di proporlo per un Pulitzer o uno Strega. Quindi i gusti del pubblico non influenzano perchè, si sa, la massa segue la moda e la moda non si premia, anzi si condanna come scelta qualunquistica.
Rimane solo il giudizio di una categoria di “esperti” a determinare chi passa la soglia dell’immortalità, la forbice filologica, tra i milioni di romanzi che vengono costantemente sfornati. Questa categoria di esperti però non rappresenta i gusti della società nè tanto meno le caratteristiche del lettore medio. Senza toglier nulla a Leoni alla Lamb House che pure ho gradito, ma dovessi dare in lettura i due romanzi sopra citati a qualunque lettore, sono certa che un buon 70% preferirebbe Scarpe rosse.
Quindi ci si morde la coda? I gusti non si premiano, si premia ciò che ha valore ma che non rappresenta la nostra società? E ancora, questi esperti come hanno stabilito che è un’opera è di valore mentre un’altra no? Quali sono insomma i parametri di gusto?
Sono una serie di domande che ogni tanto mi pongo: se gli “esperti” vogliono commentare e farmi sapere i loro parametri di scelta, allora mi metto immediatamente all’opera. Il premio Strega il prossimo anno sarà mio
Posted by admin on Apr 22, 2009 in
Romanzi
TITOLO: Le scarpe rosse
Titolo originale: The lollipop shoes
AUTORE: Joanne Harris
EDIZIONE ITALIANA: Garzanti
Vianne Rocher ha abbandonato la vita girovaga, i tarocchi e la magia. Sono lontani i tempi in cui, frizzante creatrice di cioccolatini, regalava l’imprevedibile agli abitanti di Lasquenet- sous- Tannes. Ora è una rispettabile signora vestita di nero, ha due figlie e dirige una piccola chocolaterie a Parigi, nel villaggio di Montmartre. Il suo nome è Yanne Charboneau, vedova.
Questa pretesa di normalità però non la rende felice. Il suo tentativo di uniformarsi con la “gente normale” le ha fatto quasi dimenticare chi è.
E poi arriva Zozie, eccentrica giovane strega degli inquietanti e grandi poteri. Zozie entra nella vita di Vianne e di Anouk, riporta colore e magia. Ma sarà davvero la figura positiva che tutti pensano? O i suoi poteri sono finalizzati ad un altro risultato?
Vi presento il seguito di Chocolat di nuovo tra incantesimi e cioccolato.
Chi ama e apprezza questa scrittrice come faccio io, non avrà bisogno di presentazioni. Chocolat è senza dubbio il miglior lavoro di questa scrittice anglo-francese. Chi non ha letto il romanzo, di certo ricorda la versione cinematografica con l’affascinante Jonnhy Depp.
Le scarpe rosse mi ha fatto riflettere sulla questione dei “libri preferiti”: alla domanda “qual è il tuo libro preferito?” la risposta varia col passare del tempo. Il libro preferito è secondo me un fatto contingente, non assoluto.
Chocolat per me rappresenta un’eccezione: è il libro che amo di più e che sento rispecchi la mia idea di letteratura piacevole. Per questo sono stata a lungo incerta se leggere il sequel. In genere sono delusioni inenarrabili che ti portano a perdere fiducia nella scrittrice stessa.
Joanne Harris invece non delude. Come sempre, azzeccata l’idea di più “io narranti” (Vianne, Zozie e Anouk) e come sempre il cioccolato la fa da padrone insieme ad un sottile filo di magia; una magia quasi accettabile, ai limiti della normalità che fa apprezzare questo tipo di racconto anche a chi non è amante del fantasy.
Motivo per leggerlo: dico solo cioccolato, magia, Harris. Che trittico!
Motivo per non leggerlo: se i sequel vi scoraggiano.
Posted by admin on Apr 10, 2009 in
Romanzi
TITOLO: Lo scafandro e la farfalla
Titolo originale: Le scaphandre et le papillon
AUTORE: Jean- Dominique Bauby
EDIZIONE ITALIANA: Ponte alle Grazie
Lo scafandro è il corpo in cui è ormai intrappolato.
Jean- Dominique, dopo l’ictus dell’8 dicembre 1995, diventa uno dei rari casi mondiali di locked in syndrome: il suo corpo è praticamente inservibile, incapace di compiere anche il gesto più elementare.
La farfalla è il pensiero, la mente rimasta lucida e presente.
Questa locked in syndrome rende il corpo un inutile involucro, ma lascia intatte le capacità di pensiero e di ragionamento.
Tramite comunicazioni fatte di battiti di ciglia, gesti minimi ed espressioni dell’occhio, la straordinaria testimonianza in prima persona di un uomo che, pur bloccato in una tragica situazione, riesce ancora ad affinare l’orecchio ed ascoltare le farfalle di ricordi, affetti e sensazioni che turbinano nella sua mente.
È molto breve come romanzo: se vogliamo essere precisi sono solo 123 pagine nella mia edizione.
È breve, ma è denso: si lascia leggere per poche pagine alla volta. La sottesa ironia di quest’uomo di grande verve serve a rendere in pieno la tragicità della sua situazione. Gesti in apparenza semplici come lavarsi, mangiare, rivolgere un’occhiata ai figli o semplicemente muovere le dita diventano sfide da atleti delle Olimpiadi.
Ripeto: solo poche pagine alla volta.
Motivo per leggerlo: per lo spirito e la verve del protagonista
Motivo per non leggerlo: l’angoscia che la vicenda ispira